LA MIA AFRICA

al fiume

La prima volta che sono stato alla missione a Emdibir era la primavera del 2009. Il mio primo viaggio fuori dall’Europa.

L’impatto è stato forte, molto forte.

All’aeroporto sono stato accolto da Paolo. Mi ha colpito la semplicità e la calma di questo “ragazzo” il quale mi ha detto che a Selem Bet, la foresteria dove avrei alloggiato, mancava l’acqua da una decina di giorni e l’energia elettrica da due settimane.

Lo ha raccontato come se fosse la cosa più normale del mondo.

Nei giorni successivi ho compreso che era normale.

In quella prima occasione ho passato 10 giorni a Emdibir facendo piccoli lavori di manutenzione, aiutando Paolo nella gestione quotidiana della foresteria e nelle piccole mansioni necessarie alla gestione delle adozioni a distanza.

Ho avuto occasione di andare nei vari ambulatori della zona per portare materiale o per svolgere lavori di piccola manutenzione. Burat, Zizhencho, Maganasse ed altri di cui non ricordo il nome. Luoghi gestiti principalmente da suore che svolgono le mansioni di infermiere, ostetrica, autista, insegnante e tutte le infinite professioni che sono chiamate a fare in un luogo dove manca tutto.

Di Burat conservo la fotografia di un neonato appena giunto al mondo, la suora le ha appena sistemato il cordone ombelicale, ed è adagiato…. su un foglio di giornale.

E’ una immagine struggente che descrive meglio di mille parole come si vive in gran parte del pianeta.

Non sono mancate le difficoltà dovute alla mancanza delle comodità cui sono abituato e che do per scontate.

A questo si deve aggiungere la lingua incomprensibile, gli stili di vita lontani dal nostro, l’assedio quotidiano cui si viene sottoposti quando si esce per strada.

Da allora sono tornato altre quattro volte a Emdibir e non riesco a immaginare il mio futuro senza un periodico ritorno in Etiopia. Esiste il mal d’Africa ed è una malattia a cui non si rinuncia.

Vale la pena affrontare le difficoltà di una simile avventura. Quello che rimane dentro dopo l’esperienza, lunga o breve che sia,



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