DESTINAZIONE ETIOPIA: UN VIAGGIO DI NOZZE SPECIALE

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Quando abbiamo programmato il nostro viaggio di nozze abbiamo pensato a come renderci utili per gli altri più che per noi stessi. Ci sembrava l’occasione giusta per partire con il piede giusto e perseguire sin da subito gli ideali che hanno guidato anche il nostro fidanzamento, iniziato in Azione Cattolica. Così il 22 agosto, due giorni dopo le nozze, siamo partiti alla volta dell’Etiopia. Qui abbiamo intrapreso un’esperienza di volontariato che ci ha segnati.

Senza avere competenze specifiche ci siamo sentiti spesso utili ma altrettanto spesso anche impotenti. Per vivere quest’esperienza abbiamo utilizzato un contatto italiano in Etiopia: il missionario laico Paolo Caneva. Con lui abbiamo scoperto l’esperienza della “missione” che ti forma e ti tocca. Originario di Codroipo, in provincia di Udine, Paolo ha cambiato vita sette anni dopo aver vissuto un’esperienza di volontariato in Etiopia.

Nel 2006 decise che la sua vita “comoda” di commesso in Italia non lo rendeva felice e scelse un’esistenza un po’ più scomoda ma paradossalmente più ricca. Dopo aver lavorato per il Vescovo di Emdibir in collaborazione con la diocesi di Udine oggi Paolo cura il sostegno a distanza di alcuni bambini bisognosi e si occupa di organizzare esperienze di volontariato e “turismo responsabile.” È stato lui ad organizzare la nostra permanenza in Etiopia e ad ospitarci per una buona parte di essa nella sua casa di Addis Abeba, dove vive in compagnia della meravigliosa moglie Shitaye e splendide delle figlie Teresa e Mary. Nella capitale abbiamo portato a termine un’esperienza di animazione con i ragazzi e abbiamo scoperto il volto di una città e di una cultura che ogni giorno sboccia in diverse tonalità ed atmosfere, proprio come un “nuovo fiore” come suggerisce il nome, tutte perfettamente in armonia tra loro, comprese le divere religioni ed etnie che qui convivono pacificamente.

La seconda parte della nostra esperienza in Etiopia si è poi sviluppata nelle campagne. A sud-ovest di Addis Abeba operano le suore della congregazione delle Figlie della Misericordia e della Croce. La loro forza e la loro dedizione garantisce istruzione e assistenza sanitaria in due località di questo affascinante paese: Wolisso e Getche. Nella prima missione, retta con determinazione e solarità da suor Delia, religiosa siciliana che vive da 20 anni in Africa, abbiamo potuto constatare con quale vitalità quest’ordine opera per assistere i bisognosi. La visita del carcere, dell’ospedale e dell’orfanotrofio della città sono momenti che non dimenticheremo mai, che ci hanno toccati nel profondo, che ci hanno costretto ad avere nuovi occhi. Ancora più a Sud ci siamo poi spostati nella missione di Getche, immersa in una realtà ancora più povera e difficile. Qui tre suore affrontano ogni giorno difficoltà insormontabili con pochi mezzi a disposizione. Suor Francesca gestisce la clinica con forza e abnegazione, suor Annetta si occupa della scuola primaria e suor Bernadetta di portare avanti le faccende di casa. Quotidianamente cercano di sopperire alla mancanza di acqua e luce, ai deficit igienici e alle difficoltà nei trasporti con organizzazione, simpatia e costanza. La nostra presenza è stata da supporto morale più che reale perché a Getche quello che c’è è più facile da contare di quello che manca. La gioia di vedere i bambini fatti nascere di notte da suor Francesca senza elettricità, la preoccupazione sui volti delle religiose e delle persone che soccorrono ogni giorno, la corsa disperata all’ospedale più vicino (distante un’ora di strada sterrata) per salvare un piccolo con la polmonite, il confronto durante i pasti quotidiani e il conforto delle preghiere sono momenti che porteremo nel cuore, frammenti di un’esperienza che ci piace condividere.

Un’esperienza che ci programmiamo di ripetere con un team di giovani volenterosi che vogliano rendersi utili anche solo con un sorriso. Per tutti coloro che vogliono farlo Paolo accoglie volontari in Etiopia che vogliano trascorrere un periodo massimo che va dai 10 giorni ai 15 giorni. Un’idea potrebbe essere quella di organizzarsi in gruppi e realizzare “campi giovani” coinvolgenti e dinamici.



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