SALAM AFRICA!

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Sono Claudia, ho 25 anni e da qualche anno sognavo di fare un esperienza di volontariato in un paese povero.

Non ho nessuna esperienza in campo sanitario e spesso le associazioni richiedevano cifre improponibili; fino a quando cercando su internet ho trovato il nome di Paolo… dopo vari scambi di informazioni e di contatti sono partita per l’Etiopia.

Appena atterrata nella capitale Addis Abeba ho avuto modo di vedere il degrado che lo sviluppo può portare in un popolo che non è ancora culturalmente  pronto a saperlo sfruttare, mi sono ritrovata nel traffico con i clacson nelle orecchie, con animali che attraversavano con calma la strada e persone povere che elemosinavano.

Uscita dalla città mi sono recata per due settimane nella campagna africana presso la missione di Getche.

Le prime giornate mi sono data da fare per aiutare Suor Francesca e i suoi collaboratori presso la clinica, ho visto nascere una bellissima bambina infreddolita di nome Mahuille…l’ho vestita, abbracciata e accudita nei suoi primi istanti di vita; è stata un emozione indescrivibile, il mio cuore ha palpitato tutto il giorno.

Quando Suor Francesca è partita per l’Italia io mi sono dedicata alle attività scolastiche con Suor Maria, ho giocato e condiviso tantissimi momenti ricreativi con i bambini, ho provato a insegnargli il gioco “ruba bandiera” con scarso successo ; li ho sentiti chiamarmi più volte“farengi” cioè bianco, fino a quando finalmente hanno imparato il mio nome. Ho tentato di tenere a bada intere classi quando i maestri arrivavano in ritardo, cercando di intrattenerle con disegni, canzoncine e un po’ di matematica…purtroppo non conoscendo l’alfabeto amarico non potevo puntare su altre materie.  Ho avuto modo di pulire il grano con le cuoche della mensa scolastica, ho visto bambini mettersi in fila per dividere una caramella con tutto il resto della classe e li ho visti fare lo stesso per fare la punta alla matita, avendo a disposizione un solo temperino. Sono bambini che non hanno nulla, ma sicuramente hanno già imparato dalla vita cosa significa condividere.

Le giornate passavano lente…  Al mattino presto, dopo la colazione e un po’ di pulizie con le sorelle,  mi concedevo una lunga camminata; la gente del villaggio mi salutava e mi invitava nelle tipiche case del Guraghe:  i “TUCUN” .

La vita i primi giorni è stata un po’ dura.. è mancata luce,acqua.. ma poi ho capito che queste “comodità” le avrei avute solamente a giorni alterni e adattarmi è stato più semplice di quanto credessi!

Sono andata a fare la spesa al mercato nel villaggio di Aghennà assistendo a lunghe contrattazioni, ho assistito al Natale europeo nella missione di Enbdibir, ho partecipato a una gara di canto contro suore di ogni nazionalità, ho giocato a tombola con i fagioli, ho preso un “pulmano” colmo di gente, ho sistemato vestitini per la clinica, acquistato medicinali, ho visto bambini di 3 anni andare a prendere l’acqua alla sorgente e andare tranquillamente a scuola da soli, ho visto animali liberi al pascolo, ho visto donne curve a raccogliere grano e Tef a mano e ho cercato i pericolosi “zsingerò” (i babbuini) nella foresta con un guardiano munito di coltello come guida.

Ho contribuito alla grande realizzazione della festa di San Gabriele, cucinando per 9 ore in compagnia di altre 10 donne etiopi sotto il sole cocente dell’Africa, alla ricerca del’ombra. Ho visto la preparazione della “injera” e del “cocio” (falso banano), ho tagliato verdure su foglie di banano per un intero pomeriggio e ho assistito ad una lunga messa in amarico con canti a tutta voce, battiti di mani, tamburi, danze con ombrelli coloratissimi e il tipico urlo etiope simile al richiamo di “Xena”… gli occidentali capiranno cosa intendo.

Mi sono goduta il sole dell’Africa, i suoi tramonti, il silenzio, il canto degli uccelli, la raccolta del caffè e la sua infinita preparazione, gli abbracci, i sorrisi, l’accoglienza.. ma anche la disorganizzazione, la mancanza di puntualità, l’ululato delle iene nella notte, i momenti di preghiera e la calma incolmabile che si respira.

Ho vissuto un Natale un po’ anomalo.. che mi ha mostrato i tanti volti dell’Africa, un Natale che aveva sapore di sole, di storie raccontate a lume di candela, di cultura lontana … ma che ha saputo regalarmi sorrisi sconfinati di persone che non hanno nulla ma che mi hanno insegnato che per quanto la vita sia dura vale sempre la pena sorridere e condividere.. come fosse Natale tutti i giorni!

Sono rientrata da un paio di giorni e mi sento come in una bolla; mi sembra di rispondere in maniera superflua a tutte le persone interessate a sapere come è andata. Vorrei trovare le parole giuste per descrivere questa esperienza, ma niente, a volte le parole non bastano, servono i colori, le forme e le emozioni … si soprattutto le emozioni!

Spero comunque di avervi fatto vivere un po’ di cuore Africano in queste poche righe!

Ringrazio tutte le persone che ho incontrato, dal volo di andata fino a quello di ritorno; mi avete permesso di ascoltare e vedere storie che mi hanno lasciato a bocca aperta.

SALAM!



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