L’ACCOGLIENZA E LA SEMPLICITÀ DI ZIZENCHO ED EMDBIR

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La mia esperienza in Etiopia inizia il 10 luglio quando arrivo nella compound di Fekat Circus, una scuola di circo sociale che opera ad Addis Abeba. Ma questa è un’altra storia, che si intreccia con l’esperienza in missione che mi sono riuscita a ritagliare grazie all’aiuto di Paolo. Paolo è un omone, sempre in giro con il suo jeeppone (che fa anche rima), molto legato alle missioni che ha incontrato e conosciuto nei suoi 9 anni di servizio al vescovo di Emdbir. Quando ho incontrato Paolo nel bar dell’hotel Eliana e gli ho condiviso il mio desiderio di andare a fare un’esperienza in missione di due settimane, si è dimostrato subito disponibile e ha accettato la mia richiesta: ha contattato la comunità delle suore di Betania che vivono a Zizencho, che si sono subito dimostrate disponibili ad accogliermi.

Così il 27 agosto ci siamo ritrovati io e Paolo ad affrontare il traffico del mattino di Addis Abeba insieme al jeeppone, per recarci un po’ più a sud, nel Guraghe: una regione di terra rossa, altipiani sconfinati, alberi maestosi di acacie e sicomori, piantagioni di tef (il grano che serve per realizzare l’injera) e altezze che superano i 3000 metri.

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Ps: anche il jeeppone grande e grosso rischia di rimanere impantanato

 

L’Accoglienza

È l’Accoglienza con la a maiuscola che si respira appena arrivi a Zizencho: da una parte le suore di origine indiana che vivono lì e che si prendono cura di te come se fossi una loro sorella minore; dall’altra parte il personale della clinica che, nonostante non sapessi niente di attività ambulatoriale, si è sempre dimostrato desideroso di condividere le sue conoscenze e il thè del mattino. Tutto questo si inserisce nella cultura etiope che si avvicina all’ospite e cerca di farlo sentire a casa: non manca chi per strada ti incrocia e ti scambia un saluto o un sorriso, chi ti invita con insistenza in casa propria per un thè o un caffè, bambini che condividono un pezzo di cammino insieme a te. È meraviglioso quando tutto il mondo diventa casa accogliente.

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La tradizione indiana del Kerala

L’essere stata in missione non mi ha solo permesso di guardare da vicino la cultura etiope, ma mi ha fatto entrare senza scarpe anche nella tradizione indiana. Perché è senza scarpe che le suore e i sacerdoti indiani entrano e camminano nei luoghi sacri, nel rispetto di quello che stanno calpestando. Nel tempo che ho vissuto a Zizencho ho condiviso la festa dell’Onam: sono stati due giorni di preparazione intensa del mandala di fiori, di gioia condivisa dalle comunità religiose nel ritrovarsi insieme in una terra dove non sono nati, di preghiera e di ringraziamento per il cibo abbondante servito sulle foglie di banano e mangiato con le nostre mani. È stato un momento di convivialità e fraternità molto gioioso, che mi ha permesso di conoscere i sacerdoti di Emdbir e così di poter vivere una nuova esperienza. Zizencho è un posto meraviglioso immerso nella natura e nel silenzio e dove puoi godere di un cielo stellato luminosissimo, ma lì non sono stata di grandissimo aiuto nella clinica, dove avrebbero fatto molto di più dottori, infermieri, personale medico o chiunque avesse una qualche conoscenza in ambito della medicina. Avrei sicuramente potuto essere più d’aiuto dai sacerdoti, dove avrei potuto organizzare dei giochi per i bambini del villaggio.

 

Let them laugh, let them play

È questa la frase di padre Aby Abraham che mi ha accompagnato nei tre giorni che sono stata ospite nella casa dei sacerdoti e che ho condiviso parte del mio tempo coi bambini. Sì perché è di quello che i bambini hanno bisogno: di vivere l’infanzia quindi di giocare, di ridere e di divertirsi insieme. Ma non sempre è così: lì ho conosciuto dei bambini che amano ridere e divertirsi, ma a cui molto spesso viene impedito. Bambini che sono costretti a portare in giro il bestiame di alcuni contadini per portare a casa qualche soldo, bambini che vengono sottoposti a degli sforzi non giusti per la loro età; bambine che devono fare da mamme ai fratellini o sorelline in fasce, che vanno al fiume a lavare la biancheria. Bambini che amano giocare e che devono giocare, allenare la loro fantasia che rimane legata a quello che sono abituati a fare. Proprio per questo i sacerdoti, insieme a dei giovani etiopi che vivono con loro, cercano sempre di organizzare delle attività durante l’anno e dei campi estivi in cui i bambini possano trovare uno spazio per loro dove essere liberi di divertirsi. È per questo che sono sempre contenti quando dei volontari (animatori, educatori, insegnanti…) regalano un po’ del loro tempo per queste attività, ma hanno anche bisogno di falegnami, sarti, lavoratori del ferro, informatici che possono insegnare molto nella loro scuola superiore.

 

La natura etiope

Queste due settimane in missione sono state anche una possibilità per scoprire dei luoghi meravigliosi: ho passato il viaggio di andata e quello di ritorno con la faccia fuori dal finestrino per respirare quell’aria fresca che manca ad Addis Abeba e per catturare bene con gli occhi tutto quello che la sconfinata natura etiope ha da offrirti. Per raggiungere il lago di Zway, ultima tappa di questo viaggio, Paolo mi ha portato su un altipiano di 3092m ricco di bellissimi fiori gialli e viola e con un panorama mozzafiato; ci siamo fermati in un mercato cittadino pieno di profumi, colori e donne desiderose di vendere quello che hanno; abbiamo attraversato una strada tutta curve costeggiata dai bellissimi tumul, le case-capanna tradizionali del Guraghe; siamo passati tra il verde delle acacie e dell’erba folta, il rosso della terra bagnata e l’ocra di una zona un po’ più arida; abbiamo incrociato babbuini e scimmie lungo il cammino. Fino ad arrivare all’incantevole lago di Zway, forse con un’acqua un po’ marroncina vista la stagione delle piogge, ma ricco di animali meravigliosi: pellicani rosa, uccellini tessitori gialli alle prese con la costruzione dei loro nidi e altri volatili vari per colori e per i loro suoni e i grandi ippopotami grigi che spuntano con le loro testone dal lago.

È stata davvero un’esperienza ricca in tutti i sensi e in tutte le forme ed è sempre meraviglioso donare il tempo a chi ne ha bisogno. E noi che veniamo da lontano e decidiamo di metterci in gioco in esperienze di questo tipo, siamo i primi ad averne bisogno.

E tu, cosa aspetti?



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