“Potrei elencare mille motivi per cui ho deciso di partire in missione …. alla fine  sono tornata con la consapevolezza che questa esperienza è stata di grande aiuto alla mia crescita personale, insomma un toccasana per l’Anima !!!

Annamaria

 

Ci sono, nella vita di ognuno di noi, esperienze indelebili, che possono cambiare il modo in cui ci approcciamo alla realtà, esperienze formative, che definirei illuminanti.
Esperienze che vanno percorse con il cuore e con la mente aperte, e possibilmente con la fede.
Le mie sette esperienze africane, etiopi in particolare, hanno sancito – in una forma che ogni giorno, attraverso un personale cammino, si sta modellando – una svolta nella mia vita (mi trovo negli Stati Uniti proprio per l’Africa….).
Il mio ricordo va alla prima di queste esperienze: fu in un orfanotrofio gestito dalle missionarie della carità di Madre Teresa, ad Asco, sobborgo periferico di Addis Abeba, dove piccoli affetti da HIV sono sottoposti alle cure con farmaci antiretrovirali.
Fu un’esperienza dura, nel corpo e nello spirito: l’altitudine (Addis Abeba si trova a circa 2500 mt di altitudine), il clima di Agosto, che coincide con la stagione delle piogge sugli altipiani etiopi, l’estrema miseria in cui ci si immerge;
una povertà che mi colpì profondamente, nonostante le mie diverse passate esperienze in contesti difficili in Medio Oriente ed in America Latina.
Quei primi giorni in Etiopia furono per me uno shock, ma giorno dopo giorno, quel seme che è  gettato in ogni uomo, toccato da quel contesto, iniziava a germogliare: riuscii ad entrare in quel contesto, a rimanerci per quel periodo di tempo, ad esserne parte attiva, a cercare, come una goccia nell’oceano, di dare il mio piccolo contributo di bene e di amore.
Ma l’aspetto più paradossale, e probabilmente il più difficile, fu il ritorno in Italia dopo quella mia prima esperienza etiope: ancora oggi nitida mi appare l’immagine di un bar milanese, elegante, raffinato, in cui entrai per ordinare un caffè, ero rientrato da pochi giorni dall’Africa, il mio pensiero era ancora immerso nella realtà in cui ero inserito fino a pochi giorni prima, ma non vi era traccia di sofferenza, di rabbia, o di sconforto per quello che avevo visto e vissuto, ad animare il mio pensiero, al contrario, erano la gioia e la fiducia, l’energia e la speranza, che avevo colto ed assorbito in Africa, ma che stridevano con il contesto milanese in cui mi trovavo.
Accanto a me vedovo sì corpi vestiti elegantemente e con dovizia, ma soprattutto visi infastiditi, incupiti.
Quell’immagine mi colpì, quasi mi tormentò, “ma come?”, mi interrogai:” arrivo da un’esperienza in uno tra i paesi più poveri del Pianeta, dove ho vissuto in un contesto di un’umanità che vive nell’estrema indigenza, eppure ho scorto soprattutto gioia di vivere e speranza, e qui, invece, in una realtà benestante, come quella milanese, le persone paiono tutte arrabbiate e rancorose?”.
Lo spirito, ecco il punto.
Un’esperienza in Africa può davvero modificare qualche nostro paradigma, e quindi può cambiare significativamente il nostro approccio alla realtà.
Dopo quella mia prima esperienza, in Africa ci tornai altre 6 volte, in una di quelle esperienza conobbi Paolo, un’amico che ho nel cuore, come ho nel cuore la sua famiglia (Paolo, missionario laico, vive ad Addis Abeba con Shitaie, sua moglie etiope, e con le due figlie, le splendide Maria e Teresa, e lo splendido Francesco, l’ultimo nascituro, nel 2014).
Un’esperienza forte, radicale, che davvero può cambiare la vita: perchè vivere l’Africa, l’Etiopia soprattutto, da ospiti di quelle terre affascinanti e misteriose (da cui, anche se ci sia allontana, non si va mai più via del tutto) è un’esperienza che andrebbe fatta, se accompagnati e guidati, almeno una volta nella vita.
Ne vale davvero la pena, coraggio!
Giuseppe Luca Mantegazza

 

Il viaggio in Etiopia che ho fatto a novembre del 2014 non è stato il solito viaggio turistico in cui si alloggia presso alberghi di stile occidentale e si visitano i luoghi di attrattiva turistica. È stato organizzato con l’aiuto di una guida italiana che risiede lì da diversi anni e che svolge volontariato in Etiopia, per cui conosce diverse missioni, i bisogni e le ricchezze che ciascuna di esse può offrire, in termini di valori e dono di sé di cui si può sentir parlare, ma sentire in prima persona è molto diverso.

Ricordo benissimo il primo impatto, all’arrivo in Etiopia, in una missione di suore Figlie della Misericordia e della Croce di Addis Abeba: erano senz’acqua da una settimana ed avevano messo nei bagni delle camere che affittavano (al fine di avere un minimo sostentamento economico) dei bidoni di acqua. Al termine del viaggio, cioè dopo 2 settimane, sono ritornata in quella stessa missione ed erano ancora senz’acqua! Sono rimaste almeno 3 settimane senza acqua … e la loro missione si trova nella capitale dell’Etiopia! Nonostante ciò loro continuano la loro missione senza mollare, allo scopo di aiutare la gente del luogo, i più poveri.

In 2 settimane sono stata in diverse missioni e alternavamo momenti della giornata trascorsi a visitare i luoghi, monumenti, e le meraviglie della natura incontaminata, a momenti in cui vedevamo come si svolge la vita in missione, il lavoro prezioso che svolgono per la gente del luogo, i più poveri, per cercare di aiutarli a comprendere che possono uscire dalla loro condizione di miseria, fornire ai bambini la possibilità di mangiare e studiare e costruirsi così un futuro. I padri indiani offrono anche ad un gruppetto di ragazzi la possibilità di vivere con loro, educandoli così allo studio e al lavoro, in modo tale che cresca in loro la consapevolezza che il loro impegno costante e faticoso è lo strumento che permetterà loro di emergere dalla miseria, di poter cambiare la loro condizione sociale e poter aiutare la loro gente a fare altrettanto, poiché solo agendo dall’interno si può avere un vero cambiamento e renderli indipendenti. Oltre all’insegnamento, molte missioni si occupano di fornire un aiuto medico, ad esempio a Getche e Mike le suore hanno gli ambulatori per visitare i pazienti, per seguire le donne incinte durante la loro gravidanza e per aiutarle a partorire.

È stata una meravigliosa esperienza che mi ha arricchita sia dal punto di vista della conoscenza di luoghi stupendi, di questa terra così bella, che ha tanto da offrire, sia per aver sperimentato, entrando a contatto in prima persona, la vita di queste persone, del popolo etiope, e quella in Europa, nell’Occidente, in cui abbiamo tantissimo a nostra disposizione e ce ne impossessiamo, lo sprechiamo ed abbiamo anche il coraggio di lamentarci considerandolo insufficiente, e vogliamo sempre di più senza godere di quel che già abbiamo. Rimaniamo così sempre insoddisfatti, nella corsa frenetica per cercare di possedere di più e ancor di più, senza mai fermarci a ringraziare il Signore per gli immensi doni che ci ha fatto e pensare che in tantissime altre parti del mondo non hanno neppure un decimo di quel che abbiamo noi.

Questo viaggio mi ha riempito gli occhi e il cuore. Grazie a tutti coloro che mi hanno dato l’opportunità di vivere questa esperienza.

Patrizia

 


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