Considerata come una delle culle dell’umanità l’Etiopia affascina i viaggiatori da secoli. La sua storia, che risale al leggendario incontro tra il re Salomone e la regina di Saba, è quella di un popolo che non è mai stato colonizzato.
All’origine della cristianità, l’Abissinia estende i suoi altopiani e i suoi paesaggi sontuosi nei quali sono incastonate delle chiese antiche più di dieci secoli.
L’Etiopia è una destinazione culturale affascinante e unica nell’Africa nera; ma partire alla sua scoperta resta ancora un’avventura lontana dai sentieri del turismo classico.
Partire verso il sud significa conoscere i bassopiani aridi e i laghi della rift valley, gli agricoltori Konso e i loro villaggi fortificati, gli allevatori Hamer e Karos (sedentari); accamparsi sulle rive dell’Omo e incontrare i Mursi tra l’Omo e il parco Mago.

L’Etiopia è una destinazione culturale affascinante e unica nell’Africa nera; ma partire alla sua scoperta resta ancora un’avventura lontana dai sentieri del turismo classico.

E’ un viaggio raro ed eccezionale che ha luogo in uno degli ultimi angoli nascosti al mondo, dove i modi di vivere non sono pressappoco mai cambiati.
Addis Abeba

addis abeba

Incominciamo il nostro viaggio dall’Entoto. Questa collina situata nella parte Nord della città, raggiunge i 3200 m d’altezza e ci permette. La leggenda afferma che l’imperatore Menelik e la sua sposa Taitu decisero di fondare la città di Addis Abeba proprio su questa collina. Dopo aver visto una colonna di vapore sollevarsi verso il cielo giunsero in questo luogo, nel quale scoprirono delle sorgenti termali, ed un fiore sin ad all’ora sconosciuto.  A seguito di questo avvenimento decisero di chiamare la capitale Addis Abeba (“nuovo fiore” in amarico). La visita al Museo nazionale sarà l’occasione di evocare la celebre storia: dalla celebre Lucy (fossile umanoide risalente a 3,4 milioni d’anni) al potente e antico regno di Axum; dai regni medievali del Gonder al regno dell’imperatore Menelik II e Haile Sellasie. Visiteremo, inoltre, l’antico palazzo di Haile Sellasie, che oggi è la sede del Museo Entologico nazionale.

Il Sud dell’Etiopia è ricco di una grande diversità etnica e linguistica: i popoli che lo abitano costituiscono un vero è proprio mosaico etnologico. Alcuni gruppi etnici sono costituiti solo da un centinaio di individui, ma conservano la loro lingua, tradizioni, costumi ai quali sono ferocemente attaccati. Langano. Situata nel cuore della Rift Valley, a 1570 metri di altezza, Langano è la meta di villeggiatura preferita dagli abitanti della capitale, i quali amano ritrovarsi qui per godere del meraviglioso lago e del suo parchi nazionali Abyata e Shalla, che custodiscono un impressionante colonia di cigni rosa e altre specie rare di uccelli.

Parco nazionale di Senekele
Arba Minch (“le quaranta sorgenti” in amarico). . Il parco nazionale di Senekele, con una superficie di 58 km quadrati è situato a sud di Shashamane.Questa riserva naturale è stata creata per salvaguardare la più grande concentrazione nel paese di una specie di antilope endemica, la Swayne, appunto. Le piccole dimensioni di questa riserva e i suoi spazi liberi da vegetazione alta ne fanno il luogo unico nel paese per osservare questo meraviglioso animale.
L’etnia Donze vive del frutto dell’Ensat, anche conosciuto come “falso banano” perché molto simile all’albero di banane. Questa pianta è sfruttata in tutte le sue parti dalla radice alle foglie. E’ l’elemento centrale alla sopravvivenza dei Dorze. L’Ensat può raggiungere fino a 8-9 metri di altezza. E’ diffuso in numerosi paesi, ma l’Etiopia è il solo luogo in cui ne viene estratto un prodotto commestibile. Arbaminch è una cittadina tranquilla e molto piacevole, costruita sul fianco di una collina. E’ costituita da due livelli e offre una vista straordinaria sui due laghi, Abyata e Chamo e sulla vallata del Rift. Potremo, inoltre, osservare la fauna locale costituita da gazzelle, dik dik, zebre, scimmie e ad alcune specie di uccelli.

Storia del paese

Dopo le invasioni musulmane che devastarono il paese nel secolo XVI, l’imperatore Fasilidas stabilisce la sua capitale nel Gonder. La città conservò lo statuto fino alla metà del secolo XIX. Di questo periodo glorioso della storia etiope ammireremo la città imperiale, dove furono edificati tra il XVII e il XVIII secolo i numerosi monumenti che sono ancora oggi conservati magnificamente; il castello di Fasilidas, prima costruzione, massiccia e poderosa, il castello di Yasou I, di forma slanciata; i castelli di Bakka e di Mentouab, il palazzo della musica di David III e il castello di Qusquam. Ammirare queste costruzioni d’ispirazione europea nel cuore d’Africa è uno spettacolo surrealista. E’ certo che i gesuiti portoghesi furono presenti alla corte dei re di Gonder durante il secolo XVII. Il Papa aveva allora affidato loro la missione di portare nel regno il cattolicesimo. Pedro Pàez, il più illustre tra i gesuiti fallì nel suo intento e l’Etiopia rimase ortodossa, legata alla chiesa di Alessandria.Visiteremo inoltre i bagni di Fasilidas, che ancora oggi sono teatro delle grandi celebrazioni della Pasqua insieme alla chiesa di Debre BIrhan Sellassie, con il suo tetto finemente decorato.
Storia della regina di Saba del re Salomone
Axum è stato classificata come patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La leggenda afferma che nel Kebra Negast (“libro dei Re”, il libro sacro dell’ortodossia etiopica) la città di Axoum nel X secolo è stata la città in cui la regina di Saba aveva la sua residenza.Si narra che il figlio della regina di Saba, Salomone, portò l’Arca dell’Alleanza ad Axum e fino ad oggi questa è conservata in un santuario. Perfino molto prima della nascita di Cristo, Axum fu capitale dell’impero Axumita, uno dei più antichi tra gli imperi africani e rappresentò una connessione cruciale tra l’Africa e l’Asia durante mille anni. Visiteremo il campo delle steli: monoliti di granito del periodo precristiano e decorati con intarsi simbolici. Nell’antichità v’erano sette steli. Dal 1937 al 2008 uno di queste si trovava a Roma, Mussolini la portò con sé come trofeo a seguito dell’invasione italiana in Etiopia. Visiteremo inoltre la chiesa di Santa Maria di Sione. Sembra che proprio in una delle sue cappelle si trovi l’Arca dell’Alleanza. “Il guardiano”, l’unica persona autorizzata ad accedere alla cappella è l’unica persona che la può vedere e la mantiene sotto la sua protezione. C’è anche un piccolo museo che contiene le corone dei re etiopi e altri tesori.

Il caffè in Etiopia

pianta di caffè
I dati dell’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO) ci dicono che l’Etiopia è tra i primi 10 paesi produttori di caffè. Il caffè è, infatti, una voce importante dell’economia del Paese, rappresentando circa il 60% della bilancia commerciale.
L’area del Sidamo, in Etiopia, è riconosciuta in tutto il mondo come zona elettiva per la produzione di caffè d’elevatissima qualità. Quest’area è a soli 150 km dalla zona arcaica di origine del caffè primigenio selvatico (Kaffa).

Il rito del caffè: una tradizione antichissima che si tramanda ancora oggi
La cerimonia del caffè è una parte integrante della vita sociale e culturale etiope. Un invito a essere presente alla cerimonia del caffè è considerato un segno di amicizia, ospitalità e rispetto. La cerimonia segue dei rituali antichi, che si sono tramandati fino ad oggi: si tratta di un preciso ed elaborato cerimoniale pieno di fascino, condotto dopo aver consumato il pasto.
Inizialmente la padrona di casa cosparge sacralmente l’area destinata alla cerimonia e la delimita con una stuoia fatta con lunghe foglie di goosgwaze, tipica erba locale che, appena tagliata, emana un fresco profumo. In questo modo viene ricreato uno scenario naturale che rievoca l’originale legame tra l’uomo e la natura. In questa atmosfera, la donna si siede su uno sgabello davanti ad un braciere e con gesti antichi e rituali accende dell’incenso.
Di solito prepara qualcosa da mangiucchiare, spesso pop-corn o kolo (cereali e noccioline tostati con berberè) o dabo kolo (chicchi di pane dolci fritti), distribuendoli tra gli invitati.
In seguito arrostisce i chicchi verdi di caffè, agitandoli in una scodella concava per farli tostare uniformemente. Una volta tostati i chicchi, la scodella fumante viene fatta passare sotto il naso dei partecipanti, che sventolano una mano per poterne annusare e gustare l’aroma. Il caffè, così tostato, viene macinato lentamente nel mukecha, un piccolo mortaio. La polvere così ottenuta
viene introdotta nella jebena: una caffettiera in terracotta nera dal collo lungo e stretto contenente acqua calda pronta per l’ebollizione. Quindi, dopo aver scaldato l’acqua della brocca sul braciere, aggiunge il caffè macinato e porta il tutto a bollire.
L’ultima fase della cerimonia è quella del consumo. Seguendo un antico proverbio che dice: «caffè e amore si gustano meglio quando sono caldi», il caffè viene servito bollente e zuccherato, partendo dall’ospite più anziano, negli spini, le classiche tazzine senza manico, che vengonoriempite fino all’orlo, dal momento che lasciare un po’ della tazza vuota sarebbe segno di poca ospitalità. Quando tutti hanno bevuto, la donna raccoglie le tazze, aggiunge altra acqua e prepara il secondo giro, usando gli stessi chicchi. La tradizione vuole che se ne faccia un terzo, se gli ospiti lo desiderano.


Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*