Il “Vecchietto” Ruggero

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Sono “un vecchietto” di 68 anni abitante a Varese (non ancora contagiato dal Coronavirus). Essendo in pensione dal 2014 ho deciso di fare una seconda esperienza di volontariato in Africa.

La prima è stata in Uganda presso una missione di un varesino francescano terziario.  Però io volevo ripeterne un’altra in Etiopia, un paese che mi ha sempre affascinato. Cercando su Internet ho trovato Paolo Caneva che faceva proprio al caso mio.  Con ostinazione ho superato ostacoli vari (moglie, nuovo telefonino, sbadatezza che mi perseguita…) e sono partito per 15 giorni, sapendo che in febbraio il tempo laggiù è magnifico.

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Devo dire che il primo impatto con la missione non è stato molto incoraggiante. I tre sacerdoti sono indiani (dell’India). Certo nella scorsa esperienza in Uganda non c’erano di problemi di lingua e di disordine (il locale che avrei dovuto imbiancare il giorno dopo non era certo  in condizioni “europee”), ma a poco a poco, anche con l’ausilio delle due ostetriche connazionali, e vedendo le cose “cristianissime” che facevano i grandiosi “abba” indiani, mi  sono subito rincuorato. Penso che le visite ai villaggi con il furgone colmo di cibo per i bisognosi, sono fra i momenti più belli della mia vita.

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Le Messe nelle chiesette con i canti semplici e cantilenanti tipici degli africani hanno contribuito a questo coinvolgimento emotivo che raramente avevo provato. Le visite anche agli ospedali dei missionari, alle suore indiane (anche se la Messa in indiano è stata interminabile) per terminare con la due giorni “turistica” con Paolo sono stati il giusto corollario del viaggio. Soprattutto il caffè nella capanna dell’isola l’ho gustato tantissimo.

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Clima stupendo, bel sole senza la nostra fastidiosa umidità, paesaggi sconfinati, animali esotici, tutto indimenticabile. Il cibo per me non è mai stato un problema, tanto meno dai nostri missionari indio-etiopi. Certo l’Africa ti lascia questo senso di impotenza di fronte all’oceano di problemi che si incontrano, comunque ho incontrato tante persone che tentano di migliorare la situazione, e spero che le nuove generazioni abbiano il desiderio almeno di “conoscere” e agire andando anche sul posto come ho avuto la fortuna di fare io.

Ringrazio ancora il “caso” che mi ha fatto contattare Paolo e vediamo se in futuro sarò in grado di rifare un’esperienza del genere.

Il “vecchietto” Ruggero

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